venerdì 9 luglio 2010

eric, microstoria di un viaggiatore della mente


se è vero che le prime pitture nelle caverne dell'uomo preistorico erano racconti grafici necessari ai nostri progenitori per esorcizzare le loro paure e per esprimere loro e la loro vita di tutti i giorni, allora è vero che il nostro caro Enrico (del Pantani, tra le altre cose) è uno di quei rari casi moderni in cui si conserva quest'istinto sfogato nell'arte visiva.
Col ragazzo dalle eterne gambe canute, la pittura è sempre uno sfogo e allo stesso tempo un racconto del suo mondo interiore: non siamo di fronte ad un "produttore" su richiesta ma ad un semplice esecutore che lavora per conto dell'io (io di lui, non io di io) e lo fa con una dedizione e una capacità che raramente si incontrano in un giovine uomo contemporaneo. Perchè si, anche il tempo e l'era in cui il nostro vive e si esprime, non sono elementi di iterazione da sottovalutare:
nell'epoca del fast-tutto, dell'usa et jetta, del "telodicoiodicosahaibisognoveramenteperesserefelice" c'è ancora chi riesce a divincolarsi da alcuni schemi e a ricercare vie alternative a quelle già pronte all'uso, per riempirsi la vita di altro che non sia: il lavoro che ce vole per campà, la famiglia che ce vole per figliolà e consumà, e la TV che ce vole per anestetizzà!!!
E questa sua "non conformità del prodotto uomo" la si ritrova in ogni sua singola pennellata, in ogni piccola geniale didascalia grafitica che accompagna un suo disegno, in ogni piccolo ma intenso racconto che si trova nelle sue tele, nelle sue tavole, nei suoi quaderni/blocchetti/diari e persino nell'iphone che nelle sue mani si piega al bisogno di esprimere, e da banale arma del consumismo di massa ipertecnologica si trasforma in un'ennesima possibilità di espressione personale di grande versatilità utilizzabile in ogni quando e in ogni dove, quando meno te lo aspetti, e l'arte ti chiama senza preavviso!
Nei suoi mAcroviaggi troviamo un pò di quella sana follia (che da sempre accompagna il genio) espressa dal disegno, che viaggia a braccetto con una tagliente ironia, espressa dalla grafite delle sue didascalie/titoli: siamo guidati dal già folle bianconiglio nel folle viaggio nel folle paese del folle cappellaio matto!
Se avessimo la fortuna di assistere ad una sua esposizione, o se fossimo ancora più fortunati avendo la possibilità di entrare nel suo studio (in quel di Pomarance city), saremmo noi le Alice del caso, in giro per il paese delle Pazzaviglie...lungo un percorso fatto di colori che hanno una ricchezza di lessico impressionante, di parole che sono variopinte e multicromatiche, di soggetti infantilmente adulti, che posson mettere addosso la stessa fascinosa paura che si ha da piccoli del buio ma che ad uno sguardo più attento e predisposto posson comunicare anche una forte malinconia e voglia di tornare bambini, per poter recuperare il diritto garantito dalla carta universale dei diritti/doveri, di disegnare su pareti di casa, sui banchi di scuola, sulle scarpe nuove comprate della mamma senza esser troppo severamente puniti e senza cmq passare per folli.
ci sono storie di ordinaria e insana normalità della folle realtà paesana;
ci sono le acute ed argute, ma non cattive, critiche al mondo che viviamo;
ci sono le esperienze e le passioni personali;
ci sono le (dis)avventure di amici, parenti e conoscenti che il nostro esorcizza generosamente per tutti loro....
c'è tutto questo e molto altro ancora, per chi come me lo conosce poi da relativamente poco tempo e ha ancora tempo per approfondire la cosa.

nell'era moderna del web, potrei facilitarvi il compito mettendo un bel link per il suo sito ufficiale o per il suo blog, ma sarebbe riduttivo e sminuente nei suoi e nei vostri confronti: la gioia di dare una sbirciatina, almeno virtuale al suo mondo, ve la dovete un minimo sudare con una breve ricerca.
i dati per rintracciarlo ci sono tutti in questo breve aperitivo....
fate lavorare un pò quelle falangi per qualcosa per cui ne valga veramente la pena!!!

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