venerdì 24 settembre 2010

il vinile è risorto, evviva il vinile


Ebbene si, faccio outing, ho una perversione, e la mia perversione riguarda la musica ed i suoi supporti commerciali...
Sono un feticista del Vinile.
Quello strano oggetto a forma di disco volante, che solitamente è di nero vestito, e che presenta una miriade di minuscoli, piccoli solchi che a mò di spirale conducono sempre al centro.
Quel quasi desueto supporto analogico che per primo portò alla commercializzazione della musica, primo, (o)scuro antenato del digitalissimo CD.
Ecco, quel fantastico oggettone è negli ultimi anni tornato in voga ed è uno dei pochi prodotti di consumo dell'industria musicale che in anni di crisi, dove l'mp3 e il file sharing stanno massacrando le vendite dei compact, è tornato a vendere più di prima. Perchè?
be, la prima risposta è semplice e ovvia, come tutti gli oggetti diventati culto dei collezionisti, non incontra mai un vero e proprio calo nelle vendite, anzi...
la seconda risposta è un pò meno ovvia ma allo stesso tempo inattaccabile: i 33 giri, si rifanno ad un periodo della musica in cui la stessa aveva ancora un valore ed una qualità inconfutabili; non esistevano i fenomenoni del momento, usa e getta, alla Britney Spears o alla Lady GaGa, comparse che per 2-3 anni fanno il botto, pompate da pubblicità e apparizioni televisive a tappeto, e che poi giustamente cadono nel semi oblio, lasciando alle loro spalle una proporzione che vede "decenti" 2 o 3 canzoni al massimo su un totale di 100 pezzi proposti per riempire le tracce necessarie a presentare un album all'anno. E quindi la musica presentata sul vinile è nel 90% dei casi, roba di un altro livello!
Gli amanti della tecnologia storceranno un pò il naso e potranno dire: mica vorrai mettere la soddisfazione che ti da il cd nella sua chiarezza di suono e nella sua quasi illimitata durata nel tempo? Bè, mica sono pazzo! Mica posso negare che la comodità e la sicurezza uditiva che ti da un compact non siano qualità di tutto rispetto, io che di cd originali in casa ne avrò 500 almeno, rispetto la tecnologia; però il vinile ha un qualcosa in più....
Quel leggero (a volte anche peso) fruscio che ti ricorda l'età dello stesso...
La necessità che si pone a volte di dare un colpettino calibrato e lieve al 33 giri per evitare il pezzo "incantato"..
Quella sensazione che sia quasi vivo, non sterile e asettico come il pronipote digitale...
Quel reverenziale e timoroso rispetto che si ha nel maneggiarlo per essere sicuri di non sciuparlo...
Le dimensioni extra large della custodia, che valorizzano a pieno il lavoro di grafica e foto fatte da veri e propri artisti del packaging...
Quell'idea che subito ti balena in mente e ti fa pensare che la tua copia del Sgt Peppers non sia identica a quella in possesso di tuo padre, perchè magari salta il brano in un punto differente dal suo...
Per me è la rivalsa dell'imperfezione a discapito della ricerca della stessa.
C'è' un sottile parallelo con la tendenza malata che vuole esseri umani e oggetti sempre più standardizzati e omologati, tutti tesi verso la perfezione e l'appiattimento delle diversità.
Il vinile non è perfetto e questo lo rende unico, e l'unicità è la vera perfezione

Il vinile è risorto, evviva il vinile!!!

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