venerdì 15 ottobre 2010

UNA SERIE DI VALIDI MOTIVI PER CUI AMARE LA MUSICA


- I Beatles e tutte le loro idee geniali e innovative, partendo dal concept globale di Sgt Peppers passando alle influenze indiane sfogate nel sitar da Harrison, per arrivare alle prime barbe lunghe con tanto di capello fluente fino ai semi Hard Rock di Helter Skelter
- Il grido quasi primordiale e potente con cui Vedder ci ha presentato i Pearl Jam in Ten
- La batteria picchiata con sapienza e precisione da John Bonham negli Zeppelin
- L'energia folle e ironica degli Who
- Il montare epico a metà pezzo dei Pink Floyd in The Fletcher Memorial Home
- La voce profonda con cui Fabrizio ci ha portato nel girone infernale degli emarginati della società
- Il fascino e la sensazione di maledizione che ti catturano ogni volta che senti Morrison cantare sulla Hammond di Manzarek
- Jimi che da fuoco alla sua chitarra
- Il pianoforte di David Helfgott che naviga nel tempestoso rock progressivo dei Silverchair in Emotion Sickness
- Il film mentale che si crea ascoltando gli intrecci armonici tra la voce e il piano di Axl e gli a solo di Slash in November Rain
- La tamarraggine vintage di Lenny Kravitz
- Simon & Garfunkel che ci cantano il suono del silenzio
- La voglia tutta italiana dei Ministri di ricominciare a fare Rock di denuncia che inviti a riflettere
- Il giro di basso dei Muse in Hysteria
- La R moscia positivamente logorroica con cui Guccini ci raccontava l'Italia degli anni "caldi"
- L'Iguana che ci fa vedere come il Rock mantenga in forma fisica strepitosa
- I toni cupi e malinconici degli Alice in Chains di Jar of Flies
- L'incontrollabile bisogno di scuotere la testa che ti innesta un riff qualsiasi degli AC-DC
- La complessità dei testi e la ricerca musicale mai banale, unici di Battiato
- L'energia che ti mette addosso Smells Like Teen Spirit dei Nirvana
- La distorsione delle chitarre dei Porcupine Tree
- i tempi impossibili di Tool e A perfect circle
- Il video di Everlong dei Foo Fighters
- Un live qualsiasi dei Gogol Bordello
- La capacità che ha Zack De La Rocha di urlare per i suoi RATM per quasi due ore di live senza perdere un filo di voce
- Il Blue Album dei Weezer, che ci dimostrano che anche i più "sfigati" nerd americani in circolazione possono fare rock molto meglio di molti fighi costruiti in studio e lucidati dai visagisti
- Lo svisionamento funky-psichedelico anni 60-70 di Mama's Trippin di Ben Harper
- Il giro di basso di Alec John Such e il "Two, Three, Four.." di attacco in Born to be my baby dei Bon Jovi
- Ian Anderson ed il suo flauto traverso
- L'energia muscolare e la voglia di essere sempre nudi e pieni zipilli di tatuaggi dei Red Hot
- La graffiante, sporca e ruvida voce di Tom Waits che ha il suono delle sigarette e del whisky
- L'impossibile batteria di Stewart Copeland in Message in a bottle dei Police che ci insegna che il reggae può essere anche molto complesso
- Il modo impareggiabile con cui Francesco Valente suona la sua scarna batteria per accompagnare il basso distorto di Giulio Favero nel Teatro degli Orrori
- La copertina dell LP "Everything i do gonna be funky di O'Donel LEvy
- La delicatezza folle con cui Tori Amos mescola il bianco e il nero dei suoi tasti
- Il riff incalzante di Enter Sandman dei Metallica
- Lo stile tutto retrò con cui i Wolfmother negli anni 2000 sono riusciti a fondere i riff in stile Black Sabbath con una voce in stile Led Zeppelin
- La grade capacità di essere uno dei miglior parolieri italiani di Silvestri
- La camminata nel lato selvaggio della città di Lou Reed
- La serenità che ti accompagna mentre saltelli e dondoli al ritmo di un pezzo qualsiasi di Bob Marley
- L'atteggiamento sfrontato con cui Scott Weiland ci riprone assieme ai Velvet Revolver "Psycho killer" dei Talking Heads
- Le molteplici variazioni ritimiche in "Sunday Morning" dei californiani No Doubt
- L'attacco di batteria di "A song for the death" dei QOTSA

1 commento:

  1. Post bellissimo da copiare e incollare nella mia personale cartella " Riflessioni sulla vita".
    Grazie

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