lunedì 29 novembre 2010

LA RIVINCITA DEL NERD



Ieri ho visto il film "The Social Network", quello di David Fincher che parla della nascita del sito Facebook e delle conseguenti peripezie giudiziarie di rapporti umani del suo creatore Mark Zuckerberg. Il film, come tutti quelli di Fincher, è visivamente permeato da toni cupi e da situazioni prevalentemente notturne o da interni con un protagonista perfetto nell'impersonare questo giovane "nerd" con chiari problemi relazionali; alla fine ne esce un buon film che si lascia guardare più che piacevolmente.
Ma non è del merito tecnico della troupe e del cast che voglio parlare, mi voglio soffermare sulla vicenda di cui narra, e cioè di come e perchè sia nato il più famoso "social" network del mondo..
Intanto ciò che subito salta agli occhi e che fa un pò sorridere è che proprio una persona con forti e palesi difficoltà relazionali abbia ideato un sito che collega milioni di persone in tutto il mondo, creando, per l'appunto, legami virtuali, che poi raramente e difficilmente trovano una corrispondenza nella vita reale (le basi per il sito pare le abbia gettate una notte dopo aver ricevuto il due di picche dalla sua fidanzata). E soprattutto mi ha fatto piacere veder confermata la teoria secondo il quale il popolarissimo network ha fatto leva principalmente su tre principi base che attirassero più utenti possibili, due dei quali da sempre anche io sostengo siano il vero motore di Facebook:
il primo è la voglia di tutti di potersi fare tranquillamente gli affari altrui, spiando la vita messa online degli altri. Il sano e vecchio pettegolezzo di paese non si scorda mai, ed avere l'opportunità di scoprire i fatti personali e privati delle persone che conosciamo più o meno bene, senza doversi sbattere più di tanto e sapendo che la fonte è più che sicura, visto che si tratta degli spiati stessi, è davvero impagabile;
il secondo è l'idea di esclusività (idea che pare sia stata un pò "rubata" ad altri ragazzi dell'università a cui è poi stata pagata una cospicua somma di denaro dopo una controversia giudiziaria) se non sei iscritto a Facebook non puoi guardare Facebook, è semplice e chiaro: se non vuoi essere totalmente "out" al sistema, devi iscriverti; scordati i social network i cui contenuti erano aperti a tutti i cybernauti, questo è una sorta di club esclusivo in pieno stile confraternita da campus americano;
il terzo ed ultimo è forse il più basilare e ovvio di tutti: sei single o sentimentalmente occupato? Cioè, posso tentare di abbordarti oppure c'è un terzo incomodo che si opporrà?
Quindi scordiamoci la leggenda secondo cui FB era stato creato per far ritrovare vecchi compagni di scuola persi nel tempo, è una balla colossale: FB sta li proprio per quello per cui la gente ci si iscrive, e cioè chattare a più non posso con persone che poi nel 90% dei casi nella vita reale a malapena saluti se le incontri per strada, spiare e farsi spiare da quante più persone possibili e ultimo ma forse primario in importanza, capire quanto una persona sia abbordabile, o per dirla in modo tecnico, sentimentalmente libera.
Io, forse si sarà capito, non sono iscritto a Facebook e credo che mai lo farò. Non ne vedo la necessità: per gli amici reali, quelli di ciccia con cui voglio parlare sul serio, aspetto le occasioni di incontro "live"; non sento e mai ho sentito l'esigenza di far sapere anche i più banali dettagli della mia vita a decine e decine di persone: "ora vado a farmi la doccia", "stasera all'aperitivo mi bevo 10 cocktails", "ieri sera l'avevo immensa", "il mio capo è uno stronzo", "vado a letto" ecc. ecc. ecc.; e sono già sentimentalmente soddisfatto, quindi i tre principi basi per cui il network è stato messo li non fanno per me.
La mia unica esperienza su robe del genere è stato Myspace, mi spinse mio fratello ad aprirlo per postarci le foto che faccio a livello amatoriale, e col passare del tempo e delle addate degli amici virtuali e non, era diventato un pout pourrit di abbordaggi più o meno palesi, di scambi interessanti sul discorso foto, musica e film, di cazzatelle da web e di taggate fotografiche.. poi con l'arrivo del Libro delle Facce, nel giro di pochi mesi è diventato un deserto, pieno di profili abbandonati e di un vuoto così rapido nel crearsi da fare quasi impressione. Da un paio di mesi ho chiuso anche quello.
Il "virtuale sociale" non fa per me, non mi ci ritrovo: posso durarci il tempo necessario della novità, ma dopo poco mi ci perdo. Non ce la faccio a parlare 1 ora di fila con qualcuno che mai incontrerò o che dal vivo a mal fatica saluterò. Non ce la faccio ad "aggiornare il mio stato" ogni santo giorno. Non ho ancora capito a cosa caxxo serva la frase "a tizio piace questo elemento" nonostante me lo sia fatto spiegare almeno 4 o 5 volte da un Facebookiano e trovavo assurdo sapere di gente che ad una certa ora scappava a casa per annaffiare un orto virtuale e dare da mangiare a vacche telematiche.
Quelli che dicono: "C'ho ritrovato un amico che era 10 anni che non vedevo e con cui non parlavo".. bè, un motivo se in tutto questo tempo, entrambi avete vissuto senza sentire il bisogno di cercarvi, ci sarà no?
E' una moda! Facebook è una moda, e come tale, prima o poi calerà e poi passerà, ma come tutte le mode che coinvolgono così tante persone e a livello così intimo, lascerà il segno e non sempre sarà un segno positivo, perchè dare l'illusione agli utenti di far parte di una "grande famiglia" di un "grande gruppo" quando poi in realtà si è piantati in solitaria davanti a un computer a parlare con i tasti mentre si guarda il nostro interlocutore monitor lcd non credo sia socialmente utile e costruttivo, anzi, credo che serva proprio a sgretolare il tessuto sociale fatto di vita vissuta.
E in effetti, se si pensa che l'idea e la realizzazione sono opera di un ragazzo che aveva amici in carne ed ossa in quantità tale da poterli contare su una solo mano, che dalla sua stessa ragazza era stato definito una persona con problemi relazionali, bè, il quadro direi che è più che completo: è la rivincita di un semiescluso, che forse non era abbastanza figo per i club privati e per le confraternite esclusive delle università; uno che ha usato la sua intelligenza e creatività assolutamente indiscutibili per far si che lui cominciasse ad essere considerato cool (il successo ed i soldi trasformano chiunque in un VIP osannato e ricercatissimo) e che tutti gli altri cominciassero a mangiarsi un pò del tempo che dedicavano ai loro veri rapporti umani per isolarsi e coltivare di più quelli virtuali...
Se ci si pensa bene è una grande rivincita, machiavellica, ben pensata e ancor meglio orchestrata..
Chissà a quanti Facebookkiani piacerà questo elemento?.....

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