giovedì 5 agosto 2010

Suso Cecchi, ovvero "de l'ingratitudine dello Stato Italiano"


E se vi dicessi che, in Italia, quella del Cinema di un certo livello, quella dove all'estero ci facciamo tronfi per i trascorsi di indubbio spessore dei grandi maestri della cinepresa, lo Stato e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali si sono dimenticati di una delle più grandi sceneggiatrici di sempre?
Suso Cecchi D'Amico, all'anagrafe Giovanna Cecchi, è morta il 31 luglio scorso a Roma alla veneranda età di 96 anni.
E nel suo palmares collaborazioni con registucoli come: Vittorio De Sica, Michelangelo Antonioni, Luchino Visconti, Vittorio Gassman, Luigi Comencini, Mario Monicelli, Eduardo De Filippo, Franco Zeffirelli, Cristina Comencini.. (lo so, mancano all'appello i veri apprezzati del cinema italiano, come i Vanzina Brothers e Neri Parenti, ma mica si può avere tutto..)
Ecco ai suoi funerali, che si sono svolti ieri a Roma, lo Stato e le autorità del Governo erano totalmente assenti. Nessuno che fosse là, a nome del Governo, per onorare una di quelle persone che ha fatto per un lungo periodo grande il nostro Paese dal punto di vista culturale. Unica presenza istituzionale, il sindaco del mio Comune, Alessandro Franchi, a rendere omaggio, a nome del mio territorio, a una persona che da decenni aveva scelto una nostra frazione, Castiglioncello, come seconda casa, convogliandovi un nutrito via vai di personaggi del calibro di Sordi, Gassman, Risi e Mastroianni.
Chissà dove era il minister Bondage? Uomo di 'si tanta cultura.
Forse era a casa a leggere la nuova sceneggiatura di Vacanze di Natale 2010 per poter dare anche quest'anno i soliti contributi statali per la produzione dello stesso, per l'indubbio interesse cultural-popolare che ogni anno il cinepanettone ci regala nelle gremite sale..
Questo è lo specchio della nostra situazione Nazionale attuale: dove c'è da celebrare la vera cultura si latita, si tagliano i fondi, si dimentica.. Dove la cultura non c'è, ma gira il soldo facile e l'anestetizzazione del popolone, siamo tutti presenti...
FORZA ITALIA!!!!!

mercoledì 4 agosto 2010

GENI DELLA COMUNICAZIONE


il PD, un partito nato settimino. Con grandi pretese ed ancor più grandi aspettative. Ma che subito ha dovuto fare i conti con una reale mancanza di idee e di forte leadership (poter usare questi paroloni di "settore" da sempre enormi soddisfazioni).
Ecco, questo grande partito democratico ha nelle sue fila dei veri Geni della Comunicazione. Da noi, localmente, è due anni che tira fuori degli slogans per promuovere la festa estiva dello stesso, che fanno venire i brividi per il non-sense e per la mancanza di concretezza.
L'anno scorso dal cappello magico uscì: "STRADE E IDEE PER DOMANI"...
Cioè, punto primo: Stiamo parlando del PD o dell'ANAS?
Punto secondo: facciamo finta che ho capito la geniale metafora, avere idee valide per il presente, no è? Troppo banale?
Quest'anno, speravo, vista la netta crisi globale ma anche il nero momento del PDL e del Governo, in qualcosa di diretto, concreto. Uno slogan che lo leggi e pensi: "Caxxo, questi sì che si sono svegliati, quasi quasi mi vien voglia di votarli alle prossime elezioni"
E invece?
Intanto nel solito punto vicino alla festa hanno posizionato il solito pannello dell'anno scorso, con il solito slogan pro-ANAS, e sui libretti e volantini nuovi, troneggia la possente frase: "INSIEME PER SFIDARE IL FUTURO"..
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Cosa caxxo vuol dire "Sfidare il futuro"?
Tralasciando per l'ennesima volta che c'avete rotto i coglioni con 'sto futuro, noi s'ha bisogno di cose concrete ORA, nel presente, vi siete drogati? Sfidare il futuro?
Dai, forse è una sorte di criptico Codice da Vinci da scardinare, risolto il quale si scopre che in realtà volevate dire: "a casa i ladroni e gli incompetenti, è il momento di politici seri e preparati!"
Ma come si fa? Qui siamo oltre la frutta, qui siamo all'ammazza ammazzacaffè, se non addirittura all'aspirina del giorno dopo...
....
Sfidare il futuro.....
ma andatevene a fare in culetto ORA! Grazie! noi s'avrebbe bisogno ORA di nuove soluzioni...
Sfidare il futuro....
mah, 'STI CAZZI....

martedì 3 agosto 2010

Animali da Palcoscenico


La prassi per accedervi è di quelle serie.
Non è una cosa per tutti: se avete precedenti penali, siete tagliati fuori sistematicamente; niente cellulari; niente macchine fotografiche o videocamere (salvo autorizzazione speciale). Possiamo entrare solo muniti di voglia di sperimentare e lasciando a casa preconcetti e claustrofobie varie.
Se ce la fate a rispettare quanto detto per almeno un paio d'ore, sono sicuro che non ve ne pentirete.
La scenografia principale è il carcere prima ancora di quella studiata e realizzata per la rappresentazione di quest'anno, e gli attori, i protagonisti (termine in questo caso veramente fondamentale) sono i carcerati. Metà spettacolo si svolge all'interno delle celle stesse: anguste e opprimenti. L'aria che si respira dopo 10 minuti che più di 100 persone vi transitano è pesante.
Ma non ce ne accorgiamo quasi: qui il lavoro fatto è impressionate. Pareti, pavimento e soffitto sono liberati e abbattuti dalle parole dell'Amleto scritte in nero a mano su gigantesche pagine bianche. La musica e le voci dei protagonisti, amplificate da microfoni e casse, fanno eco ovunque. Siamo immersi in questo lucidamente folle incontro tra le disavventure della piccola e curiosa Alice e la Shaksperiana disgrazia di Amleto. I due viaggiano quasi a braccetto: Amleto vaga perduto di luogo in luogo, rincorrendo la sua pazzia e una distaccata Alice lo segue e lo osserva: è lui il Bianconiglio di questa storia, è lui che ci condurrà, attraverso la sua discesa nell'insanità mentale, in questo mondo di NON meraviglie.
E il suo regno, la mente, le certezze e la sua corte per sgretolarsi, hanno bisogno dello spazio aperto, ed è per questo che ci spostiamo anche nel cortile del penitenziario, dove immensi obelischi bianchi, i pilastri della certezza, crollano con tonfi assordanti, dove la stravagante corte apatica e distaccata, contribuisce a questa follia.
E noi pensiamo: finalmente la luce, finalmente l'aria, finalmente la libertà immaginata... Qui la claustrofobia e il disagio fisico possono invece raggiungere i livelli più alti: l'ambiente circostante è completamente bianco e il sole quando esce dalle minacciosi nubi, ci acceca e ci fa patire un caldo surreale. Loro, le Nubi, corrono veloci, possono passare un attimo ed andare via libere, spinte dal vento. Noi ora no, i carcerati, mai....
Vedere i protagonisti truccati, vestiti con pesanti abiti di scena, incuranti dell'intemperie, recitare la loro parte senza dare un minimo segno di cedimento e fatica, ci fa capire che nella prigionia forzata si possono imparare a ignorare anche i più basilari bisogni fisici.
Siamo noi, pubblico privilegiato, ad essere noiosi, viziati e coccolati dalle libertà che diamo da sempre per troppo scontate.
E il vero messaggio che ogni anno, Volterra Teatro, ci vuole dare, a prescindere da qualsiasi sia la scelta del pezzo teatrale, è proprio questo: "Mai dare per scontata la Libertà!" è un bene assolutamente prezioso, che per molti versi e in molti casi, sta pure scomparendo. Chi ha sbagliato è giusto che paghi, e se anche il privato cittadino (come me) non ci arriva a concederlo, è anche giusto che lo stesso essere umano che ha sbagliato, venga in qualche modo tenuto a galla dalla società che lo ha sì condannato, ma molto probabilmente anche abbandonato in tempi non sospetti.
La conclusione della pièce, è il momento liberatorio: c'è il contatto fisico tra i carcerati e gli spettatori, i primi portano le lettere che compongono le parole ai secondi, guidandoli per mano al centro, per poi lanciare in aria in senso di libertà, consonanti e vocali che compongono nel cielo parole all'apparenza senza senso, ma sicuramente casuali, non programmate, libere appunto...
loro, le parole....
ironico che al gesto liberatorio ci guidino loro, i carcerati. Loro che di li a poco torneranno nelle loro opprimenti celle, ci insegnano a noi, che saremo fuori appena lo vogliamo, cosa significhi LIBERTA'....

Arrivederci amore ciao


A volte duro e diretto come un pugno piantato nello stomaco ma allo stesso tempo così ben scritto e scorrevole da perdercisi dentro. Carlotto ci fa capire che nella vita non tutto è nero o bianco, che spesso le parabole non sono nettamente ascendenti o discendenti, ma che ci sono alti e bassi continui e che spesso è difficile capire chi siano i buoni e chi siano i cattivi...

Il protagonista di questo romanzo decisamente “pulp all’italiana” è un "duro" di quelli veri, con pochissimi scrupoli, che pensa sempre e solo a se stesso; lui e le sue vicende sembrano saltar fuori dalla cronaca nera degli anni di piombo italiani: rapine, omicidi, prostituzione, malavita, violenza, poliziotti corrotti....

Ma nonostante tutto la cosa che più colpisce di questo libro è che, in fondo in fondo, quasi si prova comprensione, una sorta di simpatia, per chi da una serie di eventi negativi della vita, si ritrova poi a compiere i peggiori crimini con la più disarmante naturalezza e freddezza.

Non fraintendete però, Carlotto non ci propone un elogio alla delinquenza, ma nemmemo si mette a giudicare: si e ci pone come spettatori degli eventi così come sono, dandoci la possibilità e la libera scelta di poterne trarre ognuno le proprie conclusioni.

Il consiglio che vi do è: compratelo e leggetelo, è cosa rara trovare un romanzo noir all’italiana così ben scritto e coinvolgente.