lunedì 24 gennaio 2011

QUANDO LA VIA ERA L'INIZIO E LA FINE DI TUTTO



Oggi, con la mia compagna, abbiamo due importanti appuntamenti che si accavallano. Due importanti momenti che ognuno a modo suo segnerà il nostro presente e anche il futuro.

E pensando proprio a questo fatto mi vien voglia di ritornare con la mente a quando tutto era leggero e totalmente privo di passato e di futuro ma fatto solo del momento vissuto, a quando il mio mondo, scuola esclusa, iniziava all'inizio della seconda metà di via Gioberti e che terminava con la sua fine.
La via era quel posto dove le amicizie erano in parte obbligate, i vicini di casa mica te li scegli, quelli sono e con quelli puoi giocare se esci dal giardino; la via era quel susseguirsi di metri asfaltati dove spesso lasciavi qualche centimetro di pelle durante le tue performance ludico-sportive; la via era quel rincorrersi di cancellini e ringhiere che all'occasione si trasformavano in porte da calcetto o in pali per reggere un filo che facesse da rete da tennis; la via era quel castello di giochi improvvisati circondato da pericolosissimi fossati chiamati giardini, luoghi angusti e ostili in cui era rischioso avventurarsi per andare a recuperare sfere di varia dimensione e di vario utilizzo perchè i pericolosissimi alligatori si chiamavano "pensionate con unico scopo di vita curare il giardino a oltranza"...
Io, con mio fratello e i miei vicini di casa, nella nostra via, abbiamo fatto di tutto: partite infinite di pallone, megatornei di tennis che puntualmente venivano interrotte dal, a dire il vero, raro passaggio di automobili, alternativissime sfide di football americano e veri e propri playground di basket il tutto condito da saltuarie e più infantili sessioni di nascondino, guardie e ladri e anche sperimentazioni su skateboard e pattini...
Tutto iniziava e finiva li, non pensavo ad altro che non fosse strettamente legato al gioco del momento: non c'erano ancora le gentili signorine e le loro grazie da accaparrarsi; non c'erano postumi da serate un pò troppo pulp; non c'era la scura ombra della calvizia che avanza o della panza che si allarga; non c'erano i soldi; non c'era il precariato, la bolletta, la crisi globale, il figlio a cui pensare e da accudire, niente di tutto ciò; era pura e semplice gioia di vivere l'attimo senza del doman aver certezza...

Oggi, con quella grande fregatura che è la "maturità acquisita" quella via, quel luna park gratuito dove tutto era concesso, è diventata semplicemente la via dove abitano i miei genitori e niente più. Non ci sono nemmeno le nuove generazioni di bambini a giocare per strada per stimolare in me un qualche possibile ricordo dei bei tempi andati (cosa cazzo fanno i ragazzini che oggi hanno tra i 10 e i 15 anni per passare i pomeriggi e i finesettimana?). La via è ritornata quel grigio e cementificato luogo di transito e sosta dei veicoli, che oggi, molto più numerosi e sicuramente molto più arroganti e prepotenti sfrecciano senza troppo rispetto di quelli che considerano quella via parte integrante del posto che chiamano casa. 

Io vorrei per i miei figli che anche loro avessero la loro via Gioberti, il loro mondo dove tutto è più leggero, dove si fanno le prime vere esperienze di indipendenza dal controllo degli adulti e dove si comincia a capire che ci si può anche autogestire e creare dei legami basati su una sorta di condivisione del senso di appartenenza ad una piccola comunità, un luogo dove poter giocare all'aperto a un tiro di cerbottana dalla finestra di camerina..
Ma le vie, intese come microcosmo adolescenziale, credo siano in rapida via di estinzione (se già non scomparse del tutto), come gli asiatici Panda, forse sopravvivono nei piccoli borghi dell'entroterra, ed avrebbero sicuramente bisogno di un'estremo e rapido progetto di conservazione e ripopolamento.  Dovremmo essere proprio noi, gli allora microorganismi attivi di quel microcosmo, oggi adulti/genitori, a far si che le buone cose in cui abbiamo creduto rimangano anche per le nuove generazioni. Non è mica vero che bisogna adeguarsi in tutto e per tutto all'evolversi delle cose, dettate dal frenetico mondo in cui viviamo, sono tutte cazzate da spot per vendere automobili antiche che di nuovo hanno solo (e nemmeno sempre) un cazzo di computer di bordo o un mini schermo lcd nel poggiatesta con la funzione anestetizza-figlioli.

Fine del momento nostalgia-pessimismo cosmico.... arrivederci alla prossima puntata e grazie...

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