martedì 3 maggio 2011

IL POSTO "COMUNE"



Tempo fa, parlando con un mio amico coetaneo impegnato attivamente in politica, nelle schiere del PD, affrontammo un argomento particolare: era da pochi giorni in discussione nella sede Comunale il Bilancio annuale, che mai come prima vedeva il nostro territorio (abituato grazie alle cospicue entrate di una poco salutare discarica a fondi in quantità) in difficoltà serie un pò per la mancanza degli abituali entroiti un pò per gli obblighi di risparmio imposti dal patto di stabilità.
Parlando con lui arrivammo al punto in cui mi diceva che per ovvi motivi di liquidità il Comune avrebbe fatto tagli di spesa trasversali a servizi sociali, culturali, di promozione dell'attività, ecc ecc..
Io allora posi un semplice e per me ovvio quesito partendo da un esempio concreto:
"Se un Comune come il nostro ha un ufficio Cultura che ha all'attivo 5 dipendenti tra dirigente e sottoposti, ha senso che il cittadino, continui a pagare le stesse tasse che dovrebbero garantire al meglio quel servizio, se poi con tutti questi cambiamenti nel bilancio, alla fine dei conti i servizi culturali offerti saranno minori mentre i posti di lavoro occupati saranno sempre i medesimi?"
La risposta del giovane politico è stata questa:
"Ma stai scherzando? Nel Pubblico non si toccano i posti di lavoro, non si può assolutamente. E poi i sindacati scatenerebbero l'inferno!"
Cioè, fatemi capire: in una azienda qualsiasi che non sia statale, regionale, comunale o provinciale, se le entrate non permettono più di ricoprire il servizio offerto si manda ovviamente a casa la gente, mentre nel pubblico, che si regge quasi tutto sui contributi del comune cittadino, se non ci sono più soldi si tagliano si i servizi ma non gli operatori? Cioè io continuo a pagare le stesse tasse su tasse, non perchè il mio territorio mi garantisca i giusti servizi ma perchè la gente che ci lavora dentro non venga mandata a casa? Ma stiamo scherzando? Ma che senso ha? Ma perchè su queste cose, in politica, destra e sinistra e centro sono tutte uguali?
Non cambierà mai nulla, fino a che nel mondo dei gestori della res publica, grandi o piccoli che siano, si ragionerà così: chi fa politica, chi viene eletto, chi ha il privilegio di lavorare per il ben comune, che lo faccia in un ufficio qualsiasi di un Comune qualsiasi o nel più importante ministero di una Nazione dovrebbe solo essere al servizio di chi a lui paga profumati e sicuri stipendi per ricevere una giusta gestione delle risorse comuni. Se non ci sono più i fondi per mantenere un equilibrio tra numero di dipendenti e lavoro prodotto, si mandi a casa chi è in esubero spronando chi rimane a mantenere il miglior livello possibile di servizi!!!
L'impiego pubblico non è più visto come appetibile per la grande opportunità di lavorare per il bene comune, è ormai da troppo tempo visto solo come lo stipendio sicuro a fine mese!!!!
BASTA CON QUESTA MENTALITA' DA MENTECATTI!!!! 

3 commenti:

  1. E il problema non si ferma neanche qui!

    Ci sono uffici pubblici nell'ambito dei beni culturali, con 5-10 dipendenti dei quali solo una minima parte lavora effettivamente in proporzione alle ore pagate (con lavoro intendo produttività, non presenza sul posto di lavoro) e per ovviare alla mancanza di produttività di questi due terzi si assumono collaboratori esterni, molto spesso ai limiti dello sfruttamento, e la paga diventa doppia!

    Una per il dipendente (che può produrre come no) e una per il collaboratore esterno che va a tappare i buchi lasciati da questi posti fissi. Parlo per esperienza personale, non per luoghi comuni!

    Come dici tu i tagli alla cultura vanno fatti, ma a coloro che detengono un posto pubblico ma non producono, da un po' doi tempo a questa parte gli enti pubblici vanno avanti solo grazie ai collaboratori esterni.

    Ovviamente voglio sottolienare che c'è chi fa bene il proprio lavoro, non voglio fare di tutta l'erba un fascio, ma spesso c'è un clima di omertà nei confronti di chi non lo fa.

    RispondiElimina
  2. bè, il tuo esempio è perfetto, visto che anche da noi succede da sempre la stessa cosa: l'ufficio Cultura ha 4 dipendenti fissi pagati dal Comune, + 1 assunta a contratto tramite una cooperativa, che fa una serie di servizi in esterno che da soli equivalgono al lavoro reale di almeno 3 dei comunali + 1 collaboratrice esterna part time pagata a prestazione nei periodi di "maggiore" lavoro...
    E credo che sia così in diversi posti: è v e r g o g n o s o!!!!

    RispondiElimina
  3. L'esempio che hai fatto è ripetibile penso ovunque, ed è anche il mio caso! A questo punto tanto vale che siano le ditte o i co.co.co a mandare avanti la cultura, di fatto già è così molto spesso.

    RispondiElimina