giovedì 15 marzo 2012

THE ROAD (2009)

AVVERTENZA: se non avete ancora visto il film, alcune cose della trama vengono anticipate in questo mio sproloquio.

Dopo mesi e mesi di incertezza ieri sera ho deciso di guardarmi il film del 2009 con protagonista il buon Viggo (uno dei miei attori preferiti). La mia titubanza era dovuta alle numerose critiche che avevano accompagnato questo film alla sua uscita americana, si parlava di molta violenza e di argomenti duri da "digerire" che tendevano a deprimere troppo lo spettatore, tant'è che anche nel nostro paese l'uscita nelle sale fu posticipata di un anno e diciamo pure poco promossa.
La trama è all'apparenza poco innovativa: scenario apocalittico post-atomico, un padre, suo figlio e un lungo viaggio verso sud alla ricerca di una chimerica realtà meno desolante e crudele, ma seguendo bene i dialoghi, le immagini e le situazioni affrontate dai nostri due protagonisti ci accorgiamo che il film va ben oltre i soliti luoghi comuni cinematografici degli scenari alla mad max, qua siamo di fronte ad una cruda e dura analisi della società moderna:
accompagnati costantemente da un cielo grigio pumbleo che incombe su un mondo di alberi e piante ormai morte e orfane della fauna, troviamo una realtà senza più leggi e regole; il mondo è diventato un posto dove solo i cattivi, nettamente peggiori dei deformati da radiazione proposti nei film di genere, riescono a sopravvivere e dove i deboli, come la madre del ragazzo, decidono di togliersi la vita pur di non dover affrontare le difficoltà e la cattiveria sprigionata senza freni dalla razza umana, arrivata al cannibalismo per garantirsi la sopravvivenza. Viggo, il padre, invece fa di tutto per lasciare al figlio un'eredità fatta di buoni principi, di giustizia e di empatia verso il prossimo senza però nascondere o "patinare" le atrocità che lo circondano preparandolo anche alla peggiore delle eventualità, e mentre il loro percorso va avanti e le situazioni diventano sempre più estreme, è il genitore a lasciare per strada pezzi di umanità e sarà il figlio di volta in volta a riportarglieli e a far si che non commetta mai ingiustizie verso il prossimo.
La bellezza del film sta tutta nello stupendo legame che c'è tra i due, nell'evidenziare come sia importante quello che si vive in famiglia a prescindere da quello che c'è al di fuori, da quello che la maggior parte della "società" crede o professa. Mortensen è immenso nell'interpretare e rendere vive tutte le ansie e le emozioni che un genitore può avere nel sapere che presto dovrà lasciare il figlio cavarsela da solo in un mondo pieno di insidie e pericoli reali: il dubbio del sapere se è stato fatto e detto abbastanza, la certezza che il tempo passato insieme è stato comunque poco rispetto a quello che si vorrebbe poter condividere nei legami familiari, sono tutte questioni che logorano l'animo di un genitore a livelli impensabili.
Quando le regole del buon senso comune saltano, quando riesce fuori la legge del più forte, quando non c'è più nessuna garanzia di giustizia, la società umana si mostra in tutta la sua negatività e le persone timorate e giuste diventano dei "diversamente abili" per cui tutto, anche il gesto più banale, diventa difficilissimo e rischioso e la certezza di sapere che prima o poi lascerai tuo figlio in un mondo del genere, a questo punto lo tramuta da persona "normale" a un essere in parte disadattato per il quale spesso hai il momentaneo e a atroce dubbio del capire se sia meglio o no "portarlo via con te" nel trapasso o lasciarlo da solo ad affrontare una vita piena di insidie.
Il film è per me la simbologia estremizzata di una dura riflessione sulla società umana, sulla facilità con cui si può arrivare a fregarsene del prossimo e delle giuste regole pur di assicurarsi il "benessere" personale: la scena in cui un gruppo di "cattivi" ha nascosta nella cantina di casa una scorta alimentare fatta di altri simili tenuti li come bestiame è il duro ma realistico parallello con la socetà odierna, in cui chi comanda, i pochi che detengono il potere, sfruttano e spremono fino all'ultimo la massa "cannibalizzando" il popolo. Non a caso la suddetta dimora ha un aspetto e un'architettura signorili che subito richiamano lo stile della presidenziale casa bianca.
Insomma, il film è sicuramente pesante a livello emozionale e di difficile metabolizzazione, ma se sappiamo guardare oltre e se riusciamo a reggere i momenti più duri, ci troveremo arricchiti da questo stupendo rapporto padre-figlio che in un contesto di negatività e pessimismo completamente oscuri diventa faro di speranza e di positività. 

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