martedì 28 febbraio 2012

BERLINGUER CI MANCHI

Prendo spunto da due post di due blog che seguo quasi sempre, uno è questo l'altro è questo , nel primo "non leggerlo blog spot" c'è una chiarissima tabella di paragone a livello europeo sulla classifica degli stipendi medi dei cittadini e di quello dei politici:

a parte che io vorrei capire questi 23.400 euro annui chi caxxaruolina li prende, perchè o io e le persone che conosco, siamo davvero dei poveracci ultrasfruttati (cosa possibilissima, visto che queste cifre, se le dividiamo per le 14 mensilità, che io cmq mi sogno fermandomi alla 13esima, corrispondono a un bel 1.671 eurini mensili che io forse raggiungerò dopo 200 scatti di anzianità) o qui c'è qualcosa che non torna sul serio; a parte questo è bello vedere il dislivello medio che c'è tra noi e i nostri politici.

L'altro post del blog "il grande marziano" cita il mai troppo compianto Berlinguer con questa frase: 
"Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi." (28/07/1981, intervista di Eugenio Scalfari).

Ecco, questi due post mi viene da abbinarli alle dichiarazioni azzardatissime e per ora rivelatesi abbastanza farlocche, dell'attuale presidentello del Consiglio Mario Monti e del suo entourage, che fin dall'inizio ha detto più e più volte che la sua manovra sarebbe stata equa sotto ogni punto di vista....
Per ora di concreto ci sono le nuove tasse a discapito soprattutto dei soliti noti, cioè il popolo, tutto il resto galleggia nell'aria e viene sovente rimandato a data o emendamento da definire, vedi IMU per la Chiesa su tutti, le liberalizzazioni del mercato rallentatate moltissimo dalle potenti lobby di settore o gli attesissimi tagli ai costi della politica, che per ora affogano in mosse "civetta", come il mancato aumento di assurdi benefit.
Insomma, quello che un governo tecnico, almeno in teoria, poteva fare, forte del fatto di non dover rispondere al consenso di nessun tipo di elettorato per ora ce lo sogniamo per il futuro, vivendoci invece un bel presente da incubo fatto di ulteriori enormi sacrifici e prospettive incerte.

Berlinguer nell'81, cioè ben 31 anni fa, aveva una sensibilità civile e una cultura politica, che anche questi iperlaureati bocconiani pluri encomiati del 2000 mai potranno pensare anche solo di avvicinare nella loro vita.


venerdì 24 febbraio 2012

NEL MIO PAESE ovvero "de le strade selvagge di una cittadina"

Dostoevskij (e molti dopo di lui) diceva che "il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni", io concordo ma aggiungo un nuovo spunto di riflessione: quale è il luogo pubblico dove si ha a che fare con conoscenti e/o estranei, di tutte le età, con molteplici e articolate leggi/regole da rispettare per la buona e sana convivenza e in svariatissime tipologie di situazioni?
Io penso subito alla strada.
Che sia la piccola via a sfondo chiuso di un tranquillo quartiere residenziale, piuttosto che una velocissima e trafficata autostrada o il mega parcheggio di un altrettanto mega centro commerciale, non si cambia: ci sono regole e buon senso da seguire per evitare il peggio e viversela tutti al meglio.
Di seguito testimonierò con parole ma soprattutto foto, su alcune situazioni davvero interessanti, presenti nella mia cittadina, piccolo centro da 18.000 abitanti facente parte di un comune di 36.000 anime totali, che poi d'estate si moltiplicano specialmente nei fine settimana.

PICCOLA LEGENDA: le frecce colorate in ogni foto indicano i soggetti di interesse delle stesse, quando le vedete indicare solo i mezzi, è fatto per evidenziare la presenza di SUV, MONOVOLUMI, FUORISTRADA o MEGABERLINE.

SITUAZIONE 1 - ma il posteggio è mio, è mio e perciò...
Non gravissima, iniziamo con una cosa che a volte fa quasi sorridere. L'italiano medio è davvero pigro, se potesse parcheggerebbe l'auto direttamente nell'ingresso di casa sua, o sulla spiaggia dove si stende al sole lo farebbe senza pensarci due volte, e vedere, anche quando piove, il vicino di casa prendere il motorino dal garage, spostarlo vicino all'auto che ha parcheggiato sotto casa, montare in auto, spostarla, riscendere, rimontare sul motorino, metterlo al posto dell'auto, riscendere dallo stesso, rimontare sull'auto e partire, per poi dover fare la stessa epica pantomima al momento del ritorno a casa per poter dormire sonni tranquilli sapendo che la preziosa 4 ruote è li, a pochi metri da se è davvero una scena che ha del tragico e del comico allo stesso tempo.
NE DEDUCIAMO: Come ho detto all'inizio, una cosa apparentemente non grave, che però ci fa capire che, ovviamente meno facciamo a piedi e meglio stiamo e soprattutto che prendiamo una cosa pubblica, la strada, come una proprietà privata a discapito di cittadini a noi pari che hanno lo stesso nostro diritto di utilizzo a riguardo.

SITUAZIONE 2 - se non hai un suv o una monovolume, sei uno sfigato
In piena crisi economica, in pieni costi di benzina stellari, in un momento in cui la famiglia italiana media è composta da due o tre membri al massimo, l'importante è avere un costosissimo divoratore di benzina dalle dimensioni assurde e dall'aspetto imbarazzante.
Ormai 1 mezzo su 2 è un SUV, o una monovolume, o una costosissima berlina o direttamente un fuoristrada. Se esco di casa, vado a lavoro, vado in palestra o parcheggio al supermercato, vedo solo questi bestioni che sembrano macchine dopate a suon di steroidi da cavallo.
E improvvisamente i parcheggi si dimezzano, visto che ognuno di questi mezzi occupa 1 posteggio e mezzo, le strade sembrano rimpicciolirsi e per evitare scontri si deve guardare sempre a destra e sinistra anche nella via più tranquilla.
NE DEDUCIAMO: L'apparenza è comunque al primo posto per l'italiano medio anche in piena recessione economica e in pieno calo di nascite: con i miei entravamo in 4 in una 127, adesso, spesso in solitaria, l'italiano viaggia su mini transatlantici che consumano metà pieno ad ogni accelerata.

SITUAZIONE 3 - strade nuove, nuovi geni al lavoro
Allarghiamo di un paio di isolati la zona artigianale locale, facciamo nuovi capannoni e ovviamente creiamo le necessarie strade a servizio. Ecco qua le foto dei tombini di una zona tirata su non più di 10 anni fa: i tombini sono quasi tutti rialzati rispetto al livello stradale, con lo strepitoso risultato che quando piove non servono a una bella mazza: le strade si allagano come fossero fiumi in piena creando rischi di aquaplaning e la rottura dei pochi tombini che riescono a raccogliere la pioggia; in più non credo che 4 affilatissimi spigoli di metallo che sporgono di un paio di cm dall'asfalto siano proprio il top per i pneumatici delle auto.
NE DEDUCIAMO: le opere pubbliche spesso fanno schifo. Con i soldi pubblici si fanno cose alla meno peggio, tanto dopo qualcuno, forse, le sistemerà. In Italia anche la cosa più ovvia e banale come il realizzare una semplice strada che sia funzionale diventa un'impresa quasi impossibile.




SITUAZIONE 4 - c'ho il posteggio privato, lo vedi il cartello? E' chiaro, no?
Quanti di voi hanno mai avuto a che fare con vicini di casa phenomeni che pensano che il pagare la tassa per un passo carrabile per il loro cancello equivalga ad avere in pratica un parcheggio privato da utilizzare in assenza di altri posti auto nelle vicinanze?  A me capita sovente, purtroppo, di sentirmi sparare questa assurda storia, nelle mie due ultime residenze ho avuto a che fare con due persone convinte che quanto detto sopra sia realtà .
NE DEDUCIAMO: l'italiano pensa "se pago, allora posso fare cosa mi pare a prescindere dalla legge o dalla regola vigente", c'è una poco velata tendenza a distorcere le leggi a proprio piacimento. E come nella situazione N°1 anche qua, l'idea di farsi 30 mt a piedi dall'auto alla casa, terrorizza l'italiota più che un presagio di morte.

SITUAZIONE 5 - i peggio dei peggio, che pesta vi colga!!!
Questa è davvero la cosa più brutta che un'autista possa fare con la sua auto, ovvero prendersi i posti riservati ai portatori di handicap sempre a causa della impellente necessità di parcheggiare a meno di 1 mt dalla destinazione da raggiungere. Io penso che si debba essere cani (con tutto il rispetto dei veri quadrupedi) per prendere il posto di un portatore di handicap solo perchè non si ha voglia di usare quelle gambe che a noi funzionano bene. E allora se davvero ci fa fatica usarle, quelle benedette leve adibite alla deambulazione, come augurano in Francia con appositi cartelli messi proprio sui posti riservati, speriamo che oltre a prendersi il posto di un portatore di handicap il maleducato compaesano possa prendersi anche l'handicap stesso, in modo da avere poi una valida scusa per esigere di poter sfruttarne il parcheggio. 
Io qua ho fotografato il peggio del peggio, ovvero un bel SUV e una "modesta" Porsche Carrera anni 90, parcheggiati con le 4 frecce, di fronte a una farmacia, nel posto riservato ai disabili. Spero sul serio che si siano presi il tanto agognato handicap fisico!!!!
NE DEDUCIAMO: l'italiano è una bestiaccia con zero empatia, zero sensibilità e solo un forte senso di egoismo/menefreghismo. Chi se ne frega dei più deboli? chi se ne frega degli svantaggiati? io devo pensare solo a me; e cazzo, se ho comprato un fottutissimo suv lungo come un bus, avrò pure il diritto di parcheggiarlo dove cazzo mi pare, no? Le 4 frecce non servono a quello? a dire, abbiate pazienza ma io c'ho il tempo che è denaro, mica seghe!!!

martedì 21 febbraio 2012

I MIEI 10 MIGLIORI DISCHI ITALIANI DI SEMPRE

si vede che in questo periodo ho voglia di "classificare"... e allora, visto che nel precedente post ho denigrato la classifica redatta da Rolling Stone, voglio provare a stilare la mia.
Il criterio di voto sarà dato da un tentativo di obiettività tecnica, di valutazione del valore musicale dell'album stesso nella storia della musica italiana e ovviamente, al di sopra di tutto, un personalissimo e opinabilissimo mix di legame sentimentale e di esperienza privata che riconduca allo stesso....


1° - Dell'impero delle Tenebre - Il teatro degli orrori - 2007
50 minuti di noise rock con forti picchi progressive, suonati con una potenza ed una precisione che in Italia forse non si erano mai sentiti. Finalmente qualcuno che non solo non ci mena le orecchie con le solite storielle cuore, sole e amore, ma che nemmeno prova a ripropinarci le ballatone da certi notti nella brughiera emiliana o le finte vite spericolate da clichè italiota. No qua finalmente si parla, anzi si grida, di ingiuste guerre, di compagne partigiane, di religione, di vizi e imperfezioni personali.. il tutto fatto in maniera teatrale dal carontico Capovilla, novello e demoniaco De Andrè che ci traghetta su impossibili tappeti creati dal superbo basso distorto di Giulio Favero che si altalena sulla miglior batteria italiana di sempre, quella di Francesco Valente, che con una cassa, un rullante, un timpano e due soli piatti riesce a darci una potenza di fuoco ritimico che nemmeno il migliore e più attrezzato dei batteristi metal potrebbe mai sognare di raggiungere.
Un disco che finalmente, dopo tanti anni, ci fa essere orgogliosi di essere italiani, capaci di produrre ottima musica per niente commerciale e lontana anni luce dalle Pausini dai Ferro e da tutto quel carrozzone assurdo che è diventata l'industria musicale nazionale.


2° - La voce del Padrone - Franco Battiato - 1981
Per me è la colonna sonora dell'infanzia. Classe 1978, mi sono goduto grazie ai miei, il Battiato degli anni migliori. E questo disco è come fosse il "best of" di sempre, con 7 pezzi che sono tutti entrati nella storia della musica: mentre l'Italia subiva l'invasione 80's pop di inghilterra e america, lui, il maestro Franco, era quello che, avanti decenni, dalla sua calda Sicilia ci traghettava verso le sperimentazioni sonore migliori, che hanno poi nettamente influenzato gruppi più recenti come BluVertigo e Subsonica. Non per nulla è stato il primo album italiano ha superare la cifra di un milione di copie vendute. Ad oggi, se avete la fortuna di andare ad un suo live, potrete vedere 60enni con figli 30enni che cantano a squarciagola i ritornelli di pezzi indimenticabili come Bandiera Bianca e Centro di gravità permanente: sono almeno 3 le generazioni che hanno goduto a pieno della genialità creativa del Maestro.

3° - Non al denaro, non all'amore nè al cielo - Fabrizio De Andrè - 1971
De Andrè è De Andrè, e sicuramente se dovessi prendere la produzione in toto dell'artista, salirebbe facilmente al primo posto della classifica dei migliori italiani di sempre. Unico ad avere affrontato da sempre temi spinosi come la religione, l'emarginazione, le disuguaglianze, le guerre, le ingiustizie e tutto ciò che di più scomodo e profondo c'era da affrontare nel nostro paese, collaborando con il fior fiore dei musicisti e autori dello stivale: PFM, Pagani, Piovani, Finardi e Bubola su tutti.
Il 5° Album in studio del genovese è per me l'emblema di tutto ciò che di migliore c'è nella sua musica: una ricerca accurata nei testi (tratti dall'antologia di Spoon River in Italia tradotti da Fernanda Pivano) dove si parla del diverso, del deriso, di quelle figure popolari che in qualche modo sono state negativamente etichettate dal paese e quindi dalla massa; una ricchezza musicale assoluta, grazie all'apporto fondamentale di Nicola Piovani e dell'orchestra da lui diretta: ascoltate con molta attenzione "Un ottico" e ditemi se non c'è genialità nell'intermezzo quasi progressive della canzone.
E poi c'è la voce di Fabrizio, per me la migliore italiana di sempre: quel suo tono basso, sporco e malinconico che ogni volta ti trasporta in un mondo parallelo.

4° - Tempi Bui - Ministri - 2009
Preceduto dal meraviglioso EP "La Piazza" questo è un altro piccolo gioiellino dell'era musicale italiana moderna. Il giovane trio milanese ha tutto ciò che serve per fare piglio sul pubblico: l'età, i riff che subito entrano in testa, una voce graffiata che urla con potenza non comune e pure la divisa (vera e propria) che fa molto clan, squadra affiatata e una serie di video molto ben realizzati.
Questo il lato delle apparenze, mentre sui contenuti non sono da meno: testi impegnati e mai banali, grinta e rabbia giovanile con un costante riferimento nostalgico ai maestri del settore, i Nirvana di Kurt Cobain.
Se avete voglia di ascoltare pezzi rock tirati, pogando e urlando frasi con un significato finalmente comprensibile e pure valido, questo disco è quello giusto: pezzi come "Bevo", "La Faccia di Briatore", "La casa brucia", "Diritto al tetto" e "Vicenza", vi faranno perdere la voce e guadagnare un ottimo dolore cervicale post headbanging.

5° - Fra la via Emilia e il West - Francesco Guccini - 1984
Lo so che un live è un pò come un best of e quindi non dovrebbe essere inserito in una classifica di album, però ho due ottimi motivi per farlo: il primo è che il Guccio, si assapora meglio live, con la sua fedele fiaschetta di rosso accanto alla sedia e i suoi mini sproloqui con la R moscia tra un pezzo e l'altro e poi è questo il disco (doppia musicassetta) che mio padre metteva sempre in casa la domenica o nei lunghi viaggi in auto.
Gustarsi di fila "canzone per un'amica", "il vecchio e il bambino", "canzone della bambina portoghese", "Eskimo", "Vedi cara" e "La locomotiva" è un'esperienza unica. Sentire come e quanto il nostro cantastorie sinistroide dia importanza alle parole, cercando di non cadere nella banalità della tipica struttura delle canzoni popolari che richiedono testi brevi, ripetuti e costruzioni musicali a schema è quasi commovente.


 6° - Il dado - Daniele Silvestri - 1996
Uno dei primi Cd doppi venduti al prezzo di uno, in pieno periodo di cd a costi stellari. L'album che ha poi fatto sdoganare il buon Daniele anche al pubblico più "esigente" dopo la sua rapida ascesa acquisita con il secondo album ed il singolo "le cose in comune" sponsorizzato alla grande dal solito Festivalbar.
Daniele con il Dado, ci conferma di essere uno dei (allora giovane) futuri parolieri della canzone italiana popolare: capace come pochi di giocare con parole e doppi sensi letterari, partendo da canzoni più impegnate come Cohiba passando per insolite cronache di miniodissee pugliesi (me fece mele a chepa) per giungere a viaggi più "interiori" come in B-sogno senza tralasciare ammicchi quasi Nirvaniani nel pezzo che da il titolo all'album: chitarre distorte e batteria decisa e potente. Insomma il buon Silvestri con le parole ci sa fare, e lo si capisce anche dall'importanza che dà alle stesse nel modo in cui le scandisce, all'importanza che a volte un accento differente ha, cambiando totalmente il significato di un termine.

7° - Hai paura del Buio? - Afterhours - 1997
Il singolo quasi punk "sui giovani d'oggi ci scatarro su" è una fotografia perfetta degli adolescenti sedicenti "alternativi" del periodo: serate passate nei centri sociali, capello dread, anfibietti dr martins colorati e tanta finta voglia di ribellione, che poi affogava nella tranquillità economica dei generosi paparini che provvedevano a vizi e stravizi dei pargoletti. Era la famosa generazione X, una generazione con pochi e vuoti ideali rappresentati più nel look che nei contenuti.
Manuel è colui che fa il cattivo o il buono tempo di tutta la band: la sua voce, la sua grinta, la sua evidente follia artistica ne fanno uno dei pochi veri frontman degni di questo nome presenti nell'italico stivale.
In questo album c'è un pò di tutto, si passa dal punk all'hardcore, senza tralasciare pezzi pop rock ("voglio una pelle splendida" è una canzone che una volta entrata in testa ti rimbomba per giorni e giorni come un martello pneumatico) fino a ottimi riferimenti seattleiani era grunge con tracce come "Male di miele". I pezzi proposti sono poi ben 19, a simbolo di un momento davvero ispirato e prolifico della band, e fa un pò sorridere ritrovarci oggi, in piena era Monti, un pezzo sarcastico come "Questo pazzo pazzo mondo di tasse". Per capire poi come e quanto album come questo abbiano influenzato generazioni di giovani rocker a venire, basti pensare che quello che per me è il miglior album degli ammiccanti Verdena, "Solo un grande sasso", sia proprio stato prodotto dal nostro Agnelli.

8° - La vida que vendrà - 99 posse - 2000
La posse napoletana guidata da "O Zulù," con l'ausilio vocale di Meg, per me diventa una band che nulla ha da invidiare alle patinatissime e vendutissime pseudo band hip hop di successo mondiale; chi poteva pensare che la presenza femminile addolcisse un minimo le cose, si sbagliava di brutto: Meg sembra a volte più sguaiata e incazzosa dei compagni maschietti. 
I 99 ci regalano 14 pezzi con sonorità talmente accattivanti da poter essere tutti potenziali singoli, senza mai perdere la grinta dimostrata già nei ben 5 precedenti album e continuando a scavare in quel che di marcio c'è nel nostro paese e nel suo sistema: la copertina è già chiara, ci aspetta una sana guerriglia, vocale, ma sempre di guerriglia si tratta, e allora non c'è freno che tenga al fiume di parole che i due riescono a inanellare nei loro testi. Tutti oggi si sorprendono per fenomeni come Fabri Fibra o Caparezza, ma se c'è qualcuno che ha spianato loro la strada verso il grande pubblico, assieme al coraggioissimo Frankie HNRG ci sono sicuramente i 99 Posse.

9° - Terremoto - Litfiba - 1993
Ovvero quando Firenze, e quindi la Toscana, erano il centro dell'esperienza rock italiana. I Litfiba sono stati tra i primi a sdoganare il rock vero al grande pubblico italiano: le schitarrate di Ghigo sulla potente voce di Pelù sono state forse le  prime melodie rock a diventare "tormentoni" per tutti. Terremoto è il sesto album della band, e su sonorità a volte quasi metal (anche la cover dell'album nulla ha da invidiare alle copertine dei vari Metallica o Megadeth) ci sono ancora (sto parlando della mia classifica) tematiche importanti a livello sociale e politico (siamo in piena era tangentopoli) in pezzi come "Dimmi il nome" e "Dinosauro"; insieme a pezzi più duri e tirati ci sono due delle loro migliori ballate di sempre, la prima è quella che parla del servizio militare "Prima guardia" e l'altra, la mia canzone preferita di sempre del gruppo fiorentino: "Fata Morgana".
Pelù è al limite della sua evoluzione vocale, non è ancora diventato l'imitazione di se stesso, e il suo modo unico di vocalizzare in maniera quasi estrema, alla James Hetfield, in questo album è perfetto per i suoni pesanti del resto della band.
Dopo il gruppo toscano non raggiungerà più gli apici toccati da questo disco, e andrà verso un lento declino qualitativo (a cui però corrisponderà ancora un buon successo commerciale) che porterà poi al lungo scioglimento della band da poco riunitasi: Ghigo e il fantasma dei Litfiba da una parte, Pelù e le sue svisionate un pò troppo commerciali dall'altra.

10° - Ligabue - Ligabue - 1990
L'esordio del rocker reggiano è di quelli col botto: quando a un'inizio di percorso musicale corrisponde subito l'apice, dopo è davvero difficile rimanere credibili, Ligabue lo è rimasto per altri 3 album, per poi perdersi nel tragico mondo facile del "copia-incolla" di se stesso iniziato con "Buon Compleanno Elvis".
Ma qua siamo lontani anni luce dai soldi a palate qualsiasi cosa si scriva, e si sente a pieno la genuinità delle storie che ci racconta, il bancone del "Bar Mario" sembra davvero reale, i "Sogni di R&R" tangibili e del "Freddo cane della palude" pare di sentirne anche noi l'intemperia. 
Basterebbero due pezzi come "Piccola stella senza cielo" e "Non è tempo per noi" per far rimanere questo disco nella storia della musica italiana, ma gli altri 9 pezzi non sono da meno. Si respira una inconsapevolezza dell'autore costante, si incidono cioè grandi pezzi senza intenzione, senza premeditazione, ed è questo che fa di un disco un grande disco, c'è poco da fare, Luciano ci parla di sue esperienze reali, di cose realmente provate e lo fa con naturalezza. Se tutti riuscissero sempre a seguire queste linee guida, senza dover inseguire le case discografiche ed i loro contratti, il bisogno di vendere a tutti costi e di scrivere almeno 2-3 singoli da video per ogni album, magari la musica italiana avrebbe livelli di qualità maggiori rispetto agli attuali standard.

venerdì 17 febbraio 2012




Alcuni carissimi amici mi hanno regalato a gennaio del 2011 un anno di abbonamento a Rolling Stone. Io non ero solito leggerlo, perchè di base credo sia difficile trovare una rivista di musica che parli della stessa con sincerità e credibilità soprattutto se è una testata di fama "mondiale" che nelle prime 6 pagine e in altre 20-30 almeno, ha solo promo di grandi marchi di moda che nulla hanno a che vedere col mondo della musica seria. 
Quest'anno regalatomi, mi ha ovviamente portato a confrontarmi con quel modo di vedere e interpretare musica e stars system per riproporlo poi alla massa.

Credo che l'ultimo numero, quello in cui campeggia la classifica dei 100 dischi italiani migliori di sempre, sia stata davvero il top della tristezza per me:

1° posto - VASCO ROSSI - Bollicine: ma che scelta coraggiosa!!! che gusto!! che obbiettività!!! prendere il cantautore più quotato dal popolo medio italiano (e quando dico medio ricordiamoci le scelte degli ultimi anni dell'italiano medio in campo sociale e politico), il cantante dai possenti testi, dalle taglianti liriche, che ci aiuta a riflettere con i suoi ve ve ve ve, va va va va, sparsi a caso in almeno il 50% dei suoi pezzi, l'uomo che dal palco ce la mena da sempre con la sua "vita spericolata" ma poi ci tiene a sottolineare che nelle sue canzoni mai si inneggia direttamente all'uso abuso di alcool o droghe (fosse mai che un rocker vero faccia una cosa del genere), il singer che mette tutti d'accordo, essendo l'idolo tanto dello sfegatato convinto comunista quanto del rasato e tatuato filofascista, che insieme allo stadio gridano "lai lai lai lai la là, per farmi godere..", il genio che invita "l'amico" Red Ronny con telecamera al seguito a fargli sentire l'inedito per la Pravo per poi stupirsi che lo stesso lo posti pubblicamente senza il suo permesso, per poi due giorni dopo sottolineare anche la ingiusta esclusione della Patty da san remo proprio con quel pezzo (cosa non si fa per farsi pubblicità), ecco prenderlo e metterlo in pole position al posto di un Fabrizio De Andrè qualsiasi, forse unico interprete italiano apprezzato e ricordato all'estero da chi per anni ha fatto musica e film di un certo livello, in una classifica dove manco compare in 100 posizioni un Daniele Silvestri o un gruppo come i Ministri, direi che la dice lunga su quanto e come si parli di musica su Rolling Stone;
5° posto - JOVANOTTI - Lorenzo 1994: ok, la simpatia, ok l'apprezzabile evoluzione da "yo jovanotti for president" a Lorenzo cantante impegnato con musicisti di altissimo livello, però metterlo al 5° posto della musica italiana di sempre, quando si spara al 29esimo un Guccini e il suo Via Paolo Fabbri 43, o all'86esimo i Litfiba con il loro 17 re, direi che siamo davvero lontani dal ragionare con chi ci capisce davvero di musica;
11° posto - LIGABUE - Buon compleanno Elvis: scegliere il cantautore di Correggio (con una posizione comunque troppo generosa) con l'album che ha segnato in pratica l'inizio della sua fine, è davvero simbolo di follia. Un cantante che nei precedenti 4 album, affiancato dai ClanDestino, aveva inanellato una serie di canzoni davvero ottime, genuine e sincere solo per poi finire nel banale clichè delle canzoni tutte-uguali, tutte ok per la radio di Buon compleanno Elvis. Sarebbe come dire che il momento migliore del PCI è stata la dipartita di Berlinguer..

E poi potrei continuare con i subsonica 16esimi mentre il Teatro degli orrori è solo 30esimo (menzionati ovviamente ora che sono prodotti da una major e mai cagati per i due album indipendenti precedenti); con i Baustelle 21esimi mentre i 99 posse sono solo 49esimi; gli Afterhours solo 41esimi mentre i Verdena stanno alla 19esima posizione.. insomma cose assurde, senza alcun senso.
Ci sono Le luci della centrale elettrica al 46esimo posto, mentre manco sapranno chi sono Bandabardò o Virginiana Miller...

Ci sono i Prozac+, c'è Cesare Cremonini e non c'è Silvestri.......
SPARATEVI, invece di parlare di musica!!!!

Poi alla fine ho visto la giuria scelta: a parte i soliti giornalisti e dj, ci sono tanti stilisti di moda (Dolce e Gabbana e Versace su tutti), evasori fiscali su due ruote idroLADRAti come Valentino Rossi, ex boy scout neo sindaci del PD come Renzi e imprenditori fondatori di marchi ultra fashion e iper commerciali come la Diesel e allora ho capito tutto: l'ennesimo baraccone pubblicitario senza alcun fondamento di credibilità! 
E allora sono quasi felice che la classifica sia questa, Vasco Rossi è proprio l'emblema numero 1 di un mondo fatto di questi personaggi qua.

giovedì 9 febbraio 2012

IL DRUGO, SOLO 4 ANNI PRIMA DEL DRUGO

Lo so, il Drugo non si dovrebbe toccare!! E' equiparabile ad un'iconografia sacra.
Uno dei miei personaggi del cinema preferiti, forse il miglior film dei fratelli Coen: una storia surreale, un personaggio tragicamente comico che ci ha lasciato decine di grandi frasi, insomma un piccolo capolavoro dell'era moderna del cinema..
Eppure, c'è un qualcuno, che ben 4 anni prima, in quello che per me è sicuramente uno dei film da podio dei miglior film di sempre del cinema, ci aveva presentato un personaggio molto simile, anzi simile in maniera imabarazzante: capello lungo castano-rossiccio ondulato, pizzetto e baffi incolti, vestaglia da casa di stoffa marroncina-beige lisa, confidenza estrema col mondo delle droghe, pantofole al piede, casalingo e atteggiamento "very cool" per dirla in slang americano, consumatore di latte e cereali, canne sempre a portata e una flemma davvero mooooolto accentuata...
Chi è? Di chi sto parlando?
il nome Lance vi dice nulla? No? Allora se aggiungo "pusher" personale di Vince Vega? Si dai, quel Vince Venga, alias John Travolta, che nel capolavoro di Tarantino si passa una seratina niente male con Mia Wallace, alias Uma Thurman, che si conclude con una siringona di adrenalina sparata nel cuore della stessa, stesa proprio sul pavimento di casa del nostro Lance di cui sopra.
Guardatelo a confronto con le foto che ho postato qua sul blog, ma soprattutto riguardatevi quell'episodio di Pulp Fiction che lo vede personaggio secondario.... Per me è come se i fratellini Coen, avessero visto il film e si fossero fatti catturare da quel tipo sempre trasandato, eternamente calmo, ottimamente interpretato da un in formissima Eric Stoltz e avessero deciso di tirarne fuori una sorta di spin off a lui dedicato..
Poi è ovvio che il Grande Lebowski si dirama con una storia tutta sua, con grandi interpreti e ottimi dialoghi che allontana un pò il tiro dal pusher Lance, ma non potete negare che il primo impatto di somiglianza ed analogie sia davvero netto, se non imbarazzante...





martedì 7 febbraio 2012

LE 10 MIGLIOR VOCI MASCHILI DI SEMPRE



Qualche sera fa, con un amico che fa il cantante in varie cover band e in alcune band con materiale proprio, discutevamo delle miglior voci maschili di sempre nel mondo della musica, ed abbiamo iniziato stilando un podio a 3 posti per poi allungarlo ad almeno 10 posizioni..
Alla fine ecco la mia personalissima classifica di quelle voci che per ME, ovviamente, sono le migliori di sempre per vari motivi che cercherò di spiegare con pochissime parole..
Chiunque avesse poi voglia di aggiungere la propria classifica è ovviamente il benvenuto:
1-EDDIE VEDDER- basterebbe l'attacco della prima canzone (ONCE) del primo album dei Pearl Jam per inserirlo subito nella top ten delle migliori voci di sempre. Un misto di potenza, grinta e profondità tonale che hanno cercato di imitare decine e decine di cantanti dopo lui, senza mai raggiungerne il livello.
2-AXL ROSE- Il grido iniziale di Welcome to the jungle è qualcosa che ti entra nei timpani e scende giù fino alle budella. Una voce come la sua, nessuno ancora ha saputo riproporla, ed è proprio la sua unicità che fa si che venga o amato o odiato, senza mezze misure... io appartengo al gruppo di quelli che lo adora da sempre.
3-LAYNE STALEY- una delle voci ingiustamente meno ricordate dell'era "grunge" ma forse la più rappresentativa del movimento stesso. Un uomo sempre al limite, con droghe, paranoie ed eccessi che l'hanno velocemente portato all'autodistruzione: tutte condizioni che traspaiono a pieno nelle sue corde vocali. Da ascoltare assolutamente per intero l'unplugged degli Alice in Chains per trovarne il massimo splendore della voce corrispondente, forse, ad uno dei periodi di maggior decadenza fisica.
4-ANDREW STOCKDALE- in molti si chiederanno perchè mettere lui e non un Plant. Bè, io di base non amo troppo le voci che sparano altissimo (un paio di casi a parte), ve ne accorgerete anche da questa classifica, a meno che non siano voci che lo fanno in maniera naturale, poco gridata. Per me Andrew riesce a darci gli acuti più alti con una naturalezza non irritante e soprattutto adagiato su pezzi musicali che hanno un forte sapore 70's senza però averne la "pomposa durata" apprezzabile a pieno solo dopo un paio di buoni vintage trip.
5-MARK LANEGAN- tono bassissimo, voce sporca e fumosa di quelle che ti ipnotizza qualsiasi cosa dica, anche la lista della spesa; pagherei per averne una simile.
6-SCOTT WEILAND- uno che ci può fare qualsiasi cosa con la voce. Partendo dagli ottimi Stone Temple Pilots e passando dai Velvet Revolver con qualche versione live dei migliori pezzi dei Guns n roses, facendo pure una capatina con i Doors al loro story tellers, Scott può davvero fare ciò che gli pare con la sua voce, raggiungendo sempre dei livelli di qualità ed originalità di tutto rispetto.
7-FABRIZIO DE ANDRE'- l'unico italiano che per me si merita la presenza in una classifica mondiale. Io preferisco il Fabrizio degli ultimi anni, quello con la voce "arrichita" da anni di tabacco e alcol. Ascoltatevi il live del 98 al teatro Brancaccio di Roma: quella voce vi porta letteralmente in un altra dimensione.
8-TOM WAITS- vedere Mark Lanegan, aggiungendoci qualche anno, un pò di follia e tanta voglia di sperimentare sempre. Waits ha la voce meno umana di tutti.
9-BON SCOTT- fedelissimi a parte, non so in quanti sanno che gli ACDC avevano un altro frontman prima di Brian. Un vocalist con una voce molto più naturale, nettamente più dispettosa, più irriverente e meno sforzata dell'attuale cantante. Ascoltatevi "let there be rock", magari guardando anche il video e capirete a cosa mi riferisco.
10-STING- bè, come grida lui "Roxanne" nell'ononima canzone dei Police, nessun'altro al mondo. Epoi trovare un bianco che con altri due bianchi fa canzoni raggae e le porta ad un successo mondiale è cosa abbastanza rara.

venerdì 3 febbraio 2012

SUPPOSTE SENZA VASELLA





Monti: il posto fisso è monotono, i giovani si abituino alle sfide.... Non c'è problema caro nonno Mario, i giovani italiani hanno ben capito che voi governanti, tecnici o politici che siate, offrite poca cosa e sicuramente noiosa, ed è per questo che l'Italia del 2012 è il secondo paese europeo per emigrazione con 1,2 milioni di persone di cui la maggior parte sono laureati e diplomati, per "la fuga da casa" nel vecchio continente, siamo secondi solo alla Romania che ha 1,9 milioni di emigranti;

•Tav e F35: sapete quanto ci costerà il tunnel della val di Susa a fine lavori? 22 miliardi di eurini circa... e i cacciabombardieri, fondamentali per lo sviluppo di un paese in grossa crisi vicino alla recessione? Solo 13 miliardi di euro.. Avete presente cosa ci si poteva fare con 35 miliardi di euro in innovazione e ricerca?!!

•Il Giornale, continua nella sua battaglia contro i mulini a vento della sinistra italiana. E sono talmente tanto pagati per farlo, che aprono oggi con un titolone davvero fantascentifico!!!! Sottolineando che il caso Lusi è davvero tristissimo e per l'ennesima volta ci conferma che i politici sono QUASI tutti uguali a prescindere dallo schieramento, io mi domando: ma come può un giornalista serio accostare nomi, foto e stemma della Margherita alla parola Sinistra? Quando mai sono stati di sinistra Rutelli e company? Poi la risposta è nella domanda stessa: non stiamo parlando di giornalisti seri....

•LEGA, populisti dei mie coglioni: 26 ricorsi presentati da altrettanti parlamentari, contro i tagli dei vitalizi. 15 sono della lega Nord, quelli del "basta con i soliti ladri della politica che pensano solo alla casta e non ai cittadini". 7 del PDL, 3 dell'Ulivo e persino 1 di Rifondazione.. ecco, quest'ultimo potrebbe ridare la tessera e trovarsi un partito più consono ai suoi ideali... perchè non sente appunto se  c'è un posticino libero da Trota e company?


giovedì 2 febbraio 2012

MONOTONO LO VADA A DIRE AL BUDELLINO DI SUA.....



Nonno Mario oggi l'ha proprio fatta fuori dal vaso... Nemmeno Silvio nel peggiore "one man show" aveva mai osato dire una roba simile. Il posto di lavoro fisso sarebbe monotono secondo il Monti nazionale... "giovani abituatevi all' idea e accettate le sfide del Phantastyko mondo del contrattino a termine quando caxxo pare al datore di lavoro".
E' bellissimo vedere come questi attempati signori della politica e del mondo del lavoro, gente che ha vissuto a pieno tutte le comodità ed i vantaggi dell'era del posto di lavoro per tutta la vita e che ci ha portato invece in quest'epoca di disoccupazione record e di lavori a caso per pochi mesi, ci propini con tutta calma l'idea che noi ci dobbiamo adattare a questa merda che hanno creato per noi....
Eccerto, quando un giovane andrà in banca a chiedere un prestito o un mutuo, al banchiere che storcerà il naso difronte al contratto a tempo determinato, potrà rispondere: "Via su, non sia monotono, accetti questa sfida di darmi i soldi con garanzie approssimative, lo dice anche il presidente del Consiglio!!!"
Oppure quando dovrà prendere un auto, fare contratti per servizi erogati, pagare delle bollette o comprare l'occorrente per la famiglia che ha deciso di farsi nonostante le poche certezze finanziarie date dal mondo in cui vive, a chiunque farà storie per la poca sicurezza economica data, potrà dire: "parlate con Nonno Mario, così dopo anche voi apprezzerete il gusto della sfida e del grande mistero del mi pagherà o no?"

Ah Mario come direbbe col suo accento sudista il mitico Alex Drastico: 
"Ma vafanculo, vah!!!"