lunedì 26 marzo 2012

Dr,ssa Elsa and miss Hyde in "LA FORNERO CE LO POSIZIONA NEL DERERO"




Allora, io questa proprio non la sopporto: da quando si presentò con la lacrimuccia facile abbinata a collanina d'oro ed orecchini da duchessa, per il taglio alle pensioni non l'ho mai più potuta vedere! Se veramente ti commuovi al pensiero di fare tagli economici su fasce deboli, non lo fare subito, ci sono tanti altri settori dove poter tentare di recuperare soldi: tipo la politica e tutto il magna magna di ministeri, parlamento, provincie, regioni, comuni e compagnia bella!!!! 
Qua, quando pare a loro, ti dicono che a causa dello spread, devono rilanciare il paese per inseguire 'stò cacchio di modello TEDESCO, e allora giù tasse che è una meraviglia, ma poi se si parla di lavoro e articolo 18 il modello tedesco non ci serve più e facciamo esattamente l'opposto, e la tenera duchessina pro over diventa inflessibile e spietata sulla pelle dei meno over. Leggete questo illuminante articolo del Manifesto che ci spiega come nel paese della "razza superiore" il reintrego per i licenziamenti sia un diritto intoccabile, ne metto qua un passaggio fondamentale:
"....Il patteggiamento in Germania è solo un'opzione. Se il lavoratore è convinto di poter dimostrare in tribunale le sue buone ragioni, può sempre impugnare il licenziamento per motivi «soggettivi» o «oggettivi», puntando alla reintegrazione. Se il licenziamento risulta ingiustificato, viene automaticamente dichiarato nullo, e quindi si riconferma nel suo immutato vigore il contratto di lavoro preesistente. Con tanto di penali per il datore di lavoro, e pagamento del salario dovuto per il periodo che va dal licenziamento alla sentenza...."
Che poi un'altra domandina da uomo della strada è: ma davvero il nostro mercato del lavoro è in recessione a causa di questo benedetto art.18? Davvero ci vogliono far credere che la vittima sia il povero datore di lavoro che non sa come fare a licenziare il malefico profittatore-dipendente? 
Ma se siamo in un periodo in cui chiudono centinaia di aziende e si mandano a casa milioni di lavoratori e dove c'è un mercato di lavoro al nero da fare paura anche a paesi del terzo mondo. Ci chiedono maggiore flessibilità.... ancora di più manco un contorsionista potrebbe: la flessibilità la dà da anni il maledettissimo contratto a termine, che era stato appunto introdotto per "dare nuovo slancio" alle imprese, che potevano finalmente non sentirsi in obbligo di fare subito contratti fissi ma di valutare a seconda del lavoro presente e/o della qualità del dipendente, e sul quale il governo avrebbe vigilato.... 
tze.... sappiamo tutti come sono andate le cose: decine di migliaia di precari a vita, che vengono tenuti sul patibolo dell'incertezza per anni e anni di rinnovo, con strategiche pause ad hoc per evitare che scatti l'assunzione a tempo indeterminato... e ora ci dice la Fornero che ci pensa lei, dicendo alle aziende: "ci affidiamo al vostro buon senso".... ah ah ah... questa è davvero forte... tra un paio d'anni vi leverete dalle balle e tornerete a fare i tecnici lasciando ai partiti e alle aziende un'eredità non loro su cui nessuno vigilerà!!!
Poi non si capisce come mai, e qua allargo la mia critica a tutto il governo Monti, alla fine di tutte le megariforme proposte al grido di "equità" e pari sacrifici per tutti, le lobby dei tassisti non si sono toccate, dei tagli alla politica manco l'ombra, sulle concessioni TV figurati se si fa uno spregio a Silvio, ma in compenso l'hanno rimesso nel culo a noi con aumento dell'IVA, aumento della benzina, aumento di sigarette e alcol, aumento dell'IRPEF, reintroduzione dell'ICI e a breve aumento pure delle tariffe acqua....
Guarda caso anche oggi, l'implacabile governo Monti, l'inarrestabile macchina della liberalizzazione e dell'equità ha dovuto piegare la capoccia innanzi ad un'altra intoccabile potentissima realtà, le banche: leggete qui.
Qua, per l'ennesima volta aumenta tutto e diminuiscono lo stipendio ed il potere di acquisto... e lo chiamano "SALVAITALIA", questo decreto.... magari momentaneamente salveranno la faccia con l'"Europa", ma quando avranno finito questo salasso, cosa rimarrà in mano al popolo? Che paese ci ritroveremo? 

mercoledì 21 marzo 2012

CELEBRITY LOOK ALIKE

..... ovvero, mica è colpa mia.....
Allora, siccome che ultimamamente si moltiplicano le occasioni in cui mi sento dire che magari quel look li l'ho scelto perchè mi fa somigliare a tizio, oppure l'occhialino ce l'hai finto perchè è uguale a quello che indossa caio, e via dicendo, sento l'impellente bisogno di portare a mio carico alcune prove schiaccianti del come mai e soprattutto da quanto tempo mi "agghindo in tal guisa".

PUNTO 1: GLI OCCHIALI
Partendo dal presupposto che non è che nel 2000 o giù di li se una "star" o un "vip" decidono di farsi la montatura delle lenti in un certo modo, vuol dire che se la sono inventata loro, visto che le montature nere e belle spesse, c'erano prima di tutto e di tutti, già a metà secolo scorso; ma volendo omettere anche questo piccolo dettaglio io gli occhiali da vista con quel tipo di montatura, che tutt'oggi sfoggio a causa della mia leggera miopia (che ahimè col passare degli anni va peggiorando), li posseggo dal 1994, da quando avevo cioè 16 annucci scarsi e scoprendo di essere leggermente "cecato", decisi di trovarmi degli occhiali retrò, folgorato da quelli indossati da Kurt Cobain nel video dei Nirvana in Bloom
Mettere agli atti la prova numero 1: foto scattata a new york all'età di soli 18 anni nel 1996
PUNTO 2:  I CAPELLI LUNGHI
Quelli, li porto da sempre: ho cominciato a farmeli allungare a 15 anni, in piena fase musicale "rock - grunge". Sono cresciuto ascoltando le canzoni e guardando i video di Bon Jovi, Europe, Guns n Roses, Pearl Jam, Nirvana e compagnia bella, come avrei potuto non preferire il look capello incolto rispetto ad altri?
Mettere agli atti prova numero 2: foto scattata nel lontanissimo 1994 quando appunto sedicenne sfoggiavo un bel caschettino (sono quello a SX), che si è tramutato nel tempo in qualcosa di meno curato
PUNTO 3: CAPPELLI, pizzetto E ANELLI
proveniendo da una buona dinastia di uomini amanti di cappelli, pizzetti e anelli, ho ereditato in pieno tutte le "passioni" di famiglia. Mio zio (qua trovate una sua foto) e mio padre, indossano da sempre cappelli, e prima di loro mio nonno faceva spesso sfoggio di una serie di coppole niente male. La mia passione per il cappello è iniziato all'incirca nell'adolescenza, spaziando tra più tipologie di copricapo, ho da sempre, specialmente in inverno, usato berretti, cappelli, tubi, bandane, fasce e tutto ciò che mi "passava per la testa" scusate il misero gioco di parole. Gli anelli (e parlo di roba vistosa e particolare) li ho invece ereditati nel vero senso della parola da mio padre, che ha cominciato a passarmeli  man mano che non stavano più a lui. E queste cari miei, sono cose che col passare degli anni, non migliorano mai, anzi, creano una sorte di dipendenza/collezionismo, ci vuole qualcuno di sensato al vostro fianco che sappia di volta in volta porvi un minimo freno. Con i peli della faccia gioco sin da quando lo sviluppo me lo ha permesso: passo da barbone incolte alla Gesù Cristo, a pizzetti con o senza baffi, a basette anni '70 e molto altro ancora, ma questo credo sia un vezzo comune ha moltissimi uomini che non richieda grosse "giustificazioni".
Mettere agli atti queste foto che dimostrano come a partire dai 17 anni in poi abbia ceduto a questa eredità familiare:



tutto ciò per dire, che se ora, a volte posso somigliare un pò a quell'attore là, mica è che dietro c'è uno studio particolare fatto da fior fiori di visagisti, è che come spesso accade nella vita reale, se una cosa ce l'hai tu, chi te se incula? (per usare un termine poetico desueto), ma se d'improvviso quelle stesse cose cominciano ad andare di moda o una star in voga le fa sue, bè, allora sei solo un poveraccio qualunque che tenta di imitare una Very Important Person!!!!
Tze.... 

e poi mica è colpa mia se sono molto simile ar Monnezza!!! oooohhh non volevo dirlo ma l'ho detto!!!!!

giovedì 15 marzo 2012

THE ROAD (2009)

AVVERTENZA: se non avete ancora visto il film, alcune cose della trama vengono anticipate in questo mio sproloquio.

Dopo mesi e mesi di incertezza ieri sera ho deciso di guardarmi il film del 2009 con protagonista il buon Viggo (uno dei miei attori preferiti). La mia titubanza era dovuta alle numerose critiche che avevano accompagnato questo film alla sua uscita americana, si parlava di molta violenza e di argomenti duri da "digerire" che tendevano a deprimere troppo lo spettatore, tant'è che anche nel nostro paese l'uscita nelle sale fu posticipata di un anno e diciamo pure poco promossa.
La trama è all'apparenza poco innovativa: scenario apocalittico post-atomico, un padre, suo figlio e un lungo viaggio verso sud alla ricerca di una chimerica realtà meno desolante e crudele, ma seguendo bene i dialoghi, le immagini e le situazioni affrontate dai nostri due protagonisti ci accorgiamo che il film va ben oltre i soliti luoghi comuni cinematografici degli scenari alla mad max, qua siamo di fronte ad una cruda e dura analisi della società moderna:
accompagnati costantemente da un cielo grigio pumbleo che incombe su un mondo di alberi e piante ormai morte e orfane della fauna, troviamo una realtà senza più leggi e regole; il mondo è diventato un posto dove solo i cattivi, nettamente peggiori dei deformati da radiazione proposti nei film di genere, riescono a sopravvivere e dove i deboli, come la madre del ragazzo, decidono di togliersi la vita pur di non dover affrontare le difficoltà e la cattiveria sprigionata senza freni dalla razza umana, arrivata al cannibalismo per garantirsi la sopravvivenza. Viggo, il padre, invece fa di tutto per lasciare al figlio un'eredità fatta di buoni principi, di giustizia e di empatia verso il prossimo senza però nascondere o "patinare" le atrocità che lo circondano preparandolo anche alla peggiore delle eventualità, e mentre il loro percorso va avanti e le situazioni diventano sempre più estreme, è il genitore a lasciare per strada pezzi di umanità e sarà il figlio di volta in volta a riportarglieli e a far si che non commetta mai ingiustizie verso il prossimo.
La bellezza del film sta tutta nello stupendo legame che c'è tra i due, nell'evidenziare come sia importante quello che si vive in famiglia a prescindere da quello che c'è al di fuori, da quello che la maggior parte della "società" crede o professa. Mortensen è immenso nell'interpretare e rendere vive tutte le ansie e le emozioni che un genitore può avere nel sapere che presto dovrà lasciare il figlio cavarsela da solo in un mondo pieno di insidie e pericoli reali: il dubbio del sapere se è stato fatto e detto abbastanza, la certezza che il tempo passato insieme è stato comunque poco rispetto a quello che si vorrebbe poter condividere nei legami familiari, sono tutte questioni che logorano l'animo di un genitore a livelli impensabili.
Quando le regole del buon senso comune saltano, quando riesce fuori la legge del più forte, quando non c'è più nessuna garanzia di giustizia, la società umana si mostra in tutta la sua negatività e le persone timorate e giuste diventano dei "diversamente abili" per cui tutto, anche il gesto più banale, diventa difficilissimo e rischioso e la certezza di sapere che prima o poi lascerai tuo figlio in un mondo del genere, a questo punto lo tramuta da persona "normale" a un essere in parte disadattato per il quale spesso hai il momentaneo e a atroce dubbio del capire se sia meglio o no "portarlo via con te" nel trapasso o lasciarlo da solo ad affrontare una vita piena di insidie.
Il film è per me la simbologia estremizzata di una dura riflessione sulla società umana, sulla facilità con cui si può arrivare a fregarsene del prossimo e delle giuste regole pur di assicurarsi il "benessere" personale: la scena in cui un gruppo di "cattivi" ha nascosta nella cantina di casa una scorta alimentare fatta di altri simili tenuti li come bestiame è il duro ma realistico parallello con la socetà odierna, in cui chi comanda, i pochi che detengono il potere, sfruttano e spremono fino all'ultimo la massa "cannibalizzando" il popolo. Non a caso la suddetta dimora ha un aspetto e un'architettura signorili che subito richiamano lo stile della presidenziale casa bianca.
Insomma, il film è sicuramente pesante a livello emozionale e di difficile metabolizzazione, ma se sappiamo guardare oltre e se riusciamo a reggere i momenti più duri, ci troveremo arricchiti da questo stupendo rapporto padre-figlio che in un contesto di negatività e pessimismo completamente oscuri diventa faro di speranza e di positività.